La vita è esperienza, cioè improvvisazione, utilizzazione delle occasioni; la vita è tentativo in tutti i sensi. Donde il fatto, a un tempo imponente e assai spesso misconosciuto, delle mostruosità che la vita ammette
Georges Canguilhem



domenica 21 luglio 2013




 MEMORIA DOMENICALE DEGLI SMITHS
   The Smiths, «il gruppo più snob della scena musicale anglosassone», si distinguevano anche per un certo radicalismo (reso emblematico dal titolo del quarto album), tutt’altro che scontato se associato allo svagato disimpegno dei Duran Duran e di altre celebri bands coeve.  Erano intransigenti da un punto di vista letterario, e così sedussero Tondelli e altri profondi conoscitori dei costumi e delle mode del postmoderno. La scrittura di Morrissey era ricercata, talora ispirata fino all’iperbole sentimentale (si pensi al seguente passo:

And if a double-decker bus
Crashes in to us
To die by your side
Is such a heavenly way to die
And if a ten ton truck
Kills the both of us
To die by your side
Well the pleasure, the privilege is mine


tratto da There is a light that never goes out). «Un modo celestiale per farla finita…» esprime bene l’edonismo sprezzante, disincantato, inconsapevolmente decadente degli anni ’80, così lontani, ma rievocati nelle parvenze e nelle maniere attuali (come il taglio dei capelli e la montatura pesante degli occhiali). E la voce di Morrisey, «sensuale, strascicata e maledetta: l’unica un po’ perversa che questi primi anni ottanta – obsoleti, invece, di falsetti e mezzeseghe – ci abbiano dato». E infine le contaminazioni eleganti fra generi distanti (di qui il cosiddetto indie pop), espressione mirabile del gusto postmoderno, di per sé irripetibile, e pertanto dannatamente (in)attuale, al di là dello scadimento dell’edonismo in pornografia, vicenda piuttosto recente.

PS: Le citazioni sono tratte da P. V. TONDELLI, Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta, Bompiani, Milano 2009 (1990), p. 300.

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