La vita è esperienza, cioè improvvisazione, utilizzazione delle occasioni; la vita è tentativo in tutti i sensi. Donde il fatto, a un tempo imponente e assai spesso misconosciuto, delle mostruosità che la vita ammette
Georges Canguilhem



lunedì 20 aprile 2009

La tradizione dell’orecchio italiano.
Concediamoci qualche minuto di svago; un attimo sacrosanto di distrazione dalle distruzioni dell’anima che ci derivano dalle notizie di cronaca e d’attualità. La parola d’ordine è: musica.
Si è conclusa, ieri sera, la lunga stagione canora andata in onda - in via eccezionale - sul primo canale (sulla rete ammiraglia, come s’esprime qualcuno) e che ha decretato vincitore un livornese di trentotto anni dalla capigliatura ‘shirleytempliana’ e dall’aria angelica e bonaria (o no?). Dall’altra parte, secondi classificati, tre trentini (e non è uno scioglilingua) che avrebbero buttato giù il palco dello studio televisivo se avessero avuto la possibilità di srotolare il loro estro sugli strumenti musicali che invece hanno dovuto, per regolamento, conservare ben chiusi nelle loro silenziose custodie. Dunque, due stili assolutamente differenti a confronto. Oserei dire: il diavolo e l’acqua santa. La tradizione contro l’innovazione. Non che il rock dei The Bastard sons of Dioniso sia una innovazione, intendiamoci. E’ da un bel pezzo che il genere rock ha fatto la sua comparsa nel panorama musicale mondiale. Intendo soltanto dire che sarebbe stata una vera innovazione se il pubblico italiano avesse attribuito la sua preferenza al rock bastardo dei tre ragazzi sbarcati dalla Valsugana. Naturalmente l’Italia ha optato per la tradizione.
Fortuna che non sia stato sempre così. Se Claudio Villa non fosse stato spodestato dal rivoluzionario Domenico Modugno saremmo ancora fermi all’esclamazione: Buongiorno, tristezza!
Non c’è dubbio, il prescelto è estremamente rassicurante, tranquillo, completamente a suo agio nel quadretto medioborghese della famiglia italiana. Non c’è dubbio, il vincitore ha una voce superba, schietta, pulita, perfetta. Troppo perfetta. Il suo inedito simile a mille altri, parente del pausinismo esasperante e poco originale, ed affine al tradizionalismo addormentato delle orecchie musicali dell’abbonato che occupa il posto in prima fila, su quella rete ammiraglia che resta attraccata alla riva sognando di scoprire nuove terre e di ammirare nuovi orizzonti. Impossibile che il sogno potesse interrompersi col grido all' Amor carnale dei figli bastardi di un mondo sconosciuto e lontano.

1 commento:

  1. Finalmente un post sbarazzino. Anch’io ho seguito la finale di X Factor di ieri sera, andata in onda su Raiuno. Devo dire che la collocazione straordinaria del programma mi ha inquietato un po’, dal momento che è del tutto evidente che l’indole dei “giudici” siano del tutto incompatibili con il perbenismo piccolo-borghese che trasuda sul primo canale. Nessun litigio, nessuna contesa, nessuna incursione fuori le righe di Savino. Morgan il provocatore si è presentato, per l’occasione, con la chioma pettinata. Tenevo per i ragazzi della Valsugana e per il loro Amor carnale. Più di un sospetto mi lascia intendere che se la finale fosse andata in onda su Raidue non ci sarebbe stata partita. I figli bastardi di Dioniso hanno perso l’opportunità di aggiudicarsi un preziosissimo contratto discografico per soli 16 voti di scarto. Sono stati penalizzati dal processo di adattamento ingiunto della competizione ai contenuti classici e conservatori della rete istituzionale, a tutto vantaggio del talentuoso e più che “maturo” vincitore livornese.

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