La vita è esperienza, cioè improvvisazione, utilizzazione delle occasioni; la vita è tentativo in tutti i sensi. Donde il fatto, a un tempo imponente e assai spesso misconosciuto, delle mostruosità che la vita ammette
Georges Canguilhem



mercoledì 13 gennaio 2010

Pieghe reazionarie? No grazie

Un assiduo lettore del blog (M.) ha postato un impegnativo commento alla nota commemorativa che ho dedicato al piccolo G. A. : si tratta di una stroncatura che impone una replica. Procedendo con ordine, riporto il parere pubblicato da M.:

Si dovrebbe elaborare l'idea di un murales per qualsiasi morto ammazzato. I morti sul lavoro dovrebbero essere osannati coi monumenti, e per i bambini che muoiono di fame andrebbero costurite cappelle accoglienti in cui le madri possano sfogare il loro dolore. G. non è il primo ventenne la cui vita rimane spezzata tra le lamiere di un auto incidentata. Cos'è che ha scosso il sistema nervoso, il fatto che fosse tuo amico? Puntare il dito sonnacchioso contro l'Onnipotente del Vecchio Testamento è poco filosofico: è banale. Abituato come sono alla tua capacità di cogliere il nocciolo della questione, auspico di poter leggere ben altre cose tra le tue pieghe che a volte, piuttosto che libertarie, sembrano essere reazionarie. M., un assiduo lettore.

L'osservazione introduttiva è una traduzione caricaturale del mio pensiero, piuttosto malriuscita. Sarei inoltre curioso di sapere da quale nota espressiva si possa dedurre che il mio sistema nervoso sia scosso. Nel mio studio non nascondo ansiolitici o tranquillanti. Il ricorso a tonalità argomentative corrosive e al limite provocatorie non è affatto indice di uno squilibrio emotivo o di turbe psichiche. Credo piuttosto che sia una libera manifestazione della libertà di pensiero che talvolta può diventare facoltà di urlare al cielo la rivendicazione del (non) senso degli intrecci del mondo. Gridare forte significa opporre la vita alla morte. Sarei curioso di sapere per quale motivo il mio dito sia sonnacchioso(sic!). L'impegno comportato dalla gestione di un blog non è un indice di disoccupazione intellettuale o pratica. Difatti in questo periodo sono particolarmente impegnato. Ribadisco con convinzione il mio pensiero, che non ha alcuna pretesa di essere la Verità rivelata. Non sono né un profeta né un cialtrone. Scrivo soltanto quello che la mia coscienza - condizionata dagli umori delle giornate - mi suggerisce. Non sono sottoposto a vincoli di insubordinazione. Dicevo che ribadisco con convinzione il mio pensiero: "Il postulato dell'esistenza del Dio misericordioso del Nuovo Testamento è incompossibile con la morte violenta di un ragazzo di appena venti anni, che aveva ancora tutto da scoprire. Sembra più plausibile la follia del Dio del Vecchio Testamento, zoticone capriccioso e violento, Signore castigatore" ("In memoria di G. A.", Pieghe libertarie, 10 gennaio 2010). M. sostiene che sia banale e niente affatto filosofico attaccare il Signore del Vecchio Testamento. Non mi risulta di averlo attaccato. Mi risulta il contrario. Pur essendo folle postulare l'esistenza di un Dio "zoticone", capriccioso, vendicativo, autoritario e per pochi "eletti" qual è il Signore del Sabbath, quel Dio è conciliabile con una vita spezzata a venti anni, per via di imperscrutabili ragioni sottese a qualche conto ancora da fustigare. Il Dio che apprendiamo dai catechismi coattivi ai quali siamo sottoposti (indipendentemente dalla considerazione della nostra volontà) durante gli anni dolci dell'infanzia, quel Signore buonissimo è sconfessato dai mali del mondo. Se ci fosse qualche dubbio, potremmo invocare il parere autorevole di un superstite haitiano, al quale potremmo chiedere: "Amico mio, secondo te, che hai vissuto l'Inferno in terra, ha davvero un senso credere nel Dio del Nuovo Testamento?". La risposta avrebbe un senso inconfessabile. M. sostiene che sarebbe il caso di leggere altre cose sul blog. Questo onestamente mi dispiace. Evidentemente neppure le note appassionate che ho scritto a favore dei copti perseguitati in Egitto sono di suo gradimento. Pieghe libertarie è un blog libero. Viene pubblicato soltanto ciò che è liberamente suggerito dagli eventi centrifughi dell'attualità. La presentazione delle tematiche è sciolta dal vincolo della captatio benevolentiae: non c'è nessun calcolo. Come ho scritto in tempi non sospetti (cfr. "La svolta apparente", Pieghe libertarie, 2 settembre 2009), il blog non è un'appendice de L'Unità o (potrei aggiungere oggi) o di Avvenire. Pertanto mi dispiace per M. che probabilmente resterà deluso dalla mia risposta. Stando alla lettera, reazionario è ciò che si oppone ad ogni programma di innovazione, volto al ristabilimento di un precedente assetto politico e sociale (T. de Mauro, Il dizionario della lingua italiana, Paravia, Milano 2000, p. 2095), mentre libertario è piuttosto è ciò che si basa sulla libertà come valore fondamentale, ispirato alla difesa della libertà (Ibidem, p. 1374). Mi pare la storia del bue che dice all'asino: "sei cornuto!". Pago soltanto il prezzo di scrivere in piena libertà i miei pensieri che sono tali in quanto valgono per me. Mi rendo conto che si tratta oggi di un'opportunità rischiosa, forse di un azzardo. L'unico padrone che riconosco è la mia coscienza.

2 commenti:

  1. Parto dal principio. L'osservazione introduttiva del mio commento non voleva essere affatto una traduzione caricaturale di ciò che hai scritto. Era, invece, una osservazione volta a sottolineare la gravità dell'evento, e scrivendo che bisognerebbe elaborare l'idea di innalzare un murales per ogni morto ammazzato intendevo proporre il mio sostegno a tutti coloro che hanno vissuto in prima persona il dramma di un incidente in famiglia. Quando, poi, ho ribadito che il tuo amico non è il primo ventenne la cui vita è stata spezzata barbaramente facedo riferimento al tuo sistema nervoso, non volevo affatto offenderti come tu hai immaginato. Vedi, ho vissuto in prima persona un'esperienza del genere e leggere il tuo post mi ha in qualche modo toccato nel profondo, ritornandomi vivo nella memoria, come un flashback,l'investimento di una persona cara e indifesa da parte di un maledetto ubriaco. Il tuo post, ed è questa l'unica cosa che gli rimprovero, l'ho (a parer mio, naturalmente) trovato inciso da toni troppo aspri. Avrei preferito leggere un post commemorativo più malinconico e appassionato, ma forse come dici tu, ciò è dipeso dall'umore della giornata che condiziona la coscienza e un pò anche dalla mia età avanzata che mi trascina a considerare gli eventi in modo diverso da chi è nel pieno della gioventù. Aggiungo, inoltre, sempre per calmare gli animi e appianare l'incomprensione che s'è verificata, che con la mia espressione 'dito sonnacchioso' non volevo affatto alludere alla tua disoccupazione intellettuale o pratica. Il mio ateismo non mi permette di affibbiare gli eventi tragici ad un essere superiore, e non dovrebbe essere così anche per voi credenti?
    Sulla differenza propostami diligentemente e scolasticamente relativa ai concetti di 'reazionario' e 'libertario' evito di far commenti e non aggiungo nulla.
    Termino soltanto con questo pensiero: se è vero che il tuo blog è libertario, allora è anche vero che in virtù di quell'idea della libertà di manifestazione di libertà, come dici tu, è utile lasciare che tutti possano esternare il loro pensiero anche se non condivisibile o affatto fuori della norma. Parli di libertà eppure per rispondere al mio commento hai preferito farlo con un articolo ben definito così che tutti potessero leggere quello che consideri una 'stroncatura', attaccandomi come fossi il nemico del genere umano, piuttosto che in modo più sereno attraverso un semplice commento al mio commento.
    Manlio

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  2. Carissimo Manlio,

    mi permetto di darti del tu, come si fa con un amico. Ti sono grato per le tue osservazioni critiche, dal momento che non offrono soltanto importanti spunti per la riflessione, ma rivelano anche un acume intellettivo oltremodo significativo. Ho deciso di pubblicare il tuo commento nel contesto di un articolo a parte per due ragioni diverse. La prima è di ordine pratico, legata a motivazioni grafiche: avendo scritto un testo piuttosto corposo risultava sconveniente racchiuderlo negli spazi limitati riservati ai commenti e mi seccava sfrondare le mie considerazioni, potando alcuni passaggi. La seconda è invece di natura comunicativa: il tuo commento è davvero molto interessante e mi è parso così opportuno portarlo alla luce della home page, come premessa della mia risposta, per stimolare magari altri interventi, non certamente per condurti alla gogna come “nemico del genere umano” (sono filantropico per natura). Sono sinceramente dispiaciuto per il tragico evento che ha coinvolto nel passato una persona a te cara. Mi spiace ancor di più che la nota in ricordo di G. abbia potuto rinnovare nella tua memoria sofferenze in realtà mai sopite. Le parole sono come pietre. Bisogna amministrarle con sapienza. Starò più attento. Non hai riscontrato toni malinconici o appassionati nella nota perché conoscevo G. soltanto di vista. Non abbiamo mai discusso. Il ragazzo si limitava a salutarmi con simpatia. Non era un mio amico, al limite un conoscente. Hai riscontrato piuttosto tonalità più aspre, indotte da un rabbia incrementata dalla considerazione del difficile contesto sociale del piccolo G. Si tratta di considerazioni che rafforzano il mio agnosticismo critico. Per quel che concerne la libertà di espressione e il riconoscimento della pluralità dei punti di vista e delle opinioni, ti dico sinceramente: “Qui sei a casa”. Scrivi magistralmente bene, hai delle opinioni. Se ti va di renderle pubbliche, “Pieghe libertarie” può ospitarle. Sarei felicissimo, perché significherebbe che il blog ha un senso.
    Un saluto cortese ed affettuoso
    Francesco

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